Ottobre e novembre sono i mesi delle castagne, frutto famoso oggi per il suo gusto ricco e per il costo elevato.

Ma fino a qualche decennio fa, nelle zone appenniniche, la castagna veniva chiamata il “pane dei poveri”, poiché nasceva spontanea nei boschi della zona e saziava gli stomaci di chi non aveva altro da mangiare.

Ecco allora che le donne dell’epoca dovevano ingegnarsi per rendere le castagne appetibili e diverse, cercando di cucinarle in vari modi per variare, almeno nella forma, il pasto quotidiano.
Tra i vari modi di usare le castagne c’era quello di ridurle in farina, da usare poi per varie preparazioni, tra cui il castagnaccio.

Vediamo allora com’è nato questo famoso dolce autunnale e come si è evoluto nel tempo, fino ad arrivare alle tantissime varianti presenti oggi.

Le origini del castagnaccio

castagnaccioLe origini del castagnaccio sono antichissime, risalgono addirittura al XVI secolo.
Ortensio Lando nel suo “Commentario della più notabili et mostruose cose d’Italia e di altri luoghi”, edito nel 1554, dedica un breve catalogo anche agli “inventori delle cose che si mangiano e che si bevono” e racconta che Pillade da Lucca fu il primo a preparare ed apprezzare il castagnaccio.

Anche in un’opera del 1644 scritta da Tanara si parla dei “castagnazzi”, descritti in diverse varianti, anche molto particolari, con ingredienti forti come il grana o il cacio.

Sembra però che solo nell’Ottocento il dolce si sia diffuso nell’Italia Settentrionale, quando i toscani, che conoscevano e apprezzavano il dolce già da diversi secoli, iniziarono ad esportarlo.

Il castagnaccio all’epoca proveniva quasi esclusivamente da alcune zone del senese, e veniva preparato in due varianti: nella prima versione l’impasto veniva cotto in una grande teglia ed era caratterizzato da uno spesso strato più cotto in superficie, con delle screpolature.
La seconda variante, invece, prevedeva l’uso di piccole formelle di ferro, da cui si ottenevano piccole “frittelle” sottili.

castagnaccioSempre nell’Ottocento furono aggiunti ingredienti più saporiti all’impasto, per rendere il dolce più gustoso: zucchero, rosmarino, pinoli e uvette.

Con l’aumentare del benessere, soprattutto nel secondo dopoguerra, questo dolce dalla povere origini venne messo nel dimenticatoio, ma negli ultimi è stato riscoperto ed oggi è il protagonista di diverse sagre di paese e feste, soprattutto nella sua terra di origine, la Toscana.

Il castagnaccio oggi

castagnaccioOggi in Toscana esistono diverse ricette e varianti del celebre castagnaccio, in base alla zona in cui ci si sposta.

Eccone alcune: nella zona Lunigiana si prepara una variante molto sottile detta “patona”, a Lucca si prepara una torta più spessa detta “torta di neccio”. A Livorno c’è una variante di qualità inferiore chiamata “toppone”, molto densa e spessa.
Vi è poi una sorta di polenta dolce chiamata “pattona” e infine la versione più diffusa e popolare del castagnaccio, più sottile, chiamata “migliaccio”.

Tutte queste varianti, di forme, consistenze e ingredienti diversi, hanno una cosa in comune oltre all’ingrediente principe: possono essere valorizzate dalle confezioni Bombonette, che rispondono a qualsiasi esigenza e necessità.

Vediamo allora quali ingredienti occorrono per preparare la ricetta tradizionale della variante più conosciuta del castagnaccio: farina di castagne fresca, acqua, olio extravergine di oliva, un pizzico di sale, pinoli, uvetta, noci e un rametto di rosmarino, ingrediente che fa innamorare al primo assaggio, come racconta la leggenda.

Ora che conoscete la storia di questo dolce tipico e sapete come prepararlo, non resta che scegliere quale Porta torte Bombonette usare: preferite il nostro comodissimo Portatorte Candido, che può essere costruito con il prodotto già al proprio interno, o l’originale Portatorte Vistadolce, per far ammirare la vostra creazione?

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